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Smarrimento monocolore

Termini di paragone. Cosa succede se ne togliamo uno?
Nel buio della stanza, nemmeno uno spiffero di luce. Mi sembra di sentirmi cieco. Non vedo nulla. No, vedo: nero.
E un cieco come vedrebbe? Cosa vede? nero anche lui? e come può definire se quello sia nero e non bianco? Con quale criterio definisce luminoso? chiaro? E come glielo spieghi? come qualcosa generata dalla luce?
Mi sfuggono questi legami inconsci tra essere in se ed essere in quanto dedotto da esperienze sensibili.
Dando un nome alle cose, riusciamo a spiegarle, attribuirgli delle caratteristiche, a tradurre quel messaggio. E tutto ci sembra così chiaro, cosi universalmente valido. Tutto scontato. Ma cosa faresti se dovessi spiegare quali sono i colori a chi non ne ha mai visti? Non vedere è non vedere. Nulla. Immagina un mondo monocolore. Senza tonalità. Senza sfumature. Uniforme. Ciò che cambia credo siano solo le personalità umane, o viventi.

Nulla è più pericoloso di un’idea, quando è l’unica che abbiamo.

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Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei

E' importante lasciare che certe cose se ne vadano. Si liberino. Si distacchino. Gli uomini hanno bisogno di comprendere che nessuno sta giocando con carte truccate: a volte, si vince; a volte, si perde. Non aspettarti che qualcuno ti restituisca qualcosa; non aspettarti che riconoscano i tuoi sforzi, che scoprano il tuo genio, che capiscano il tuo amore. Bisogna chiudere i cicli. Non per orgoglio, per incapacità o per superbia: semplicemente perche quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita. Chiudi la porta, cambia musica, pulisci la casa, rimuovi la polvere. Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei.

P. Coelho

Le belle fate

Le belle fate
dove saranno andate?
Non se ne sente più parlare.
Io dico che sono scappate:
si nascondono in fondo al mare,
oppure sono in viaggio per la luna
in cerca di fortuna.
Ma che cosa potevano fare?
Erano disoccupate!
Nessuno le voleva ascoltare.
Tutto il giorno se ne stavano imbronciate
nel castello diroccato ad aspettare
che qualcuno le mandasse a chiamare.
Girava il mondo per loro
in cerca di lavoro
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col naso a becco,
magra come uno stecco,
che tremava di freddo perché
era senza paltò.
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si facevano tutte a domandare:
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“Lasciatemi, vi prego,
lasciatemi respirare,
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“Ma com’è andata?”
“Male!
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Ho salito tutte le scale,
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che per noi non c’è posto.
Vi dico, una cosa seria,
altro che storie!
Fame, freddo, miseria…
La gente ha un sacco di guai:
i debiti, le tas…