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Io e l'alzheimer

Anche questa mattina mi son svegliato. E i ricordi son sempre un po' più vaghi, ma non me ne curo. Per me è tutto normale, non me ne rendo conto. 
Sono qui, insieme ad altri vecchi, perché mi hanno detto che devo fare delle analisi, dei controlli e qui possono seguirmi meglio, per ora. A chi mi ha portato qui, i miei figli, si stringeva il cuore in gola in quel momento, lo riuscivo a percepire. Anche a me l'aspettativa non piaceva e incoraggiava; chiedevo sempre fino a quando devo stare. E le risposte erano sempre: ora vediamo. Il tempo di fare quelle analisi li, poi quelle. E vediamo che dicono...
Quanti problemi che creo a chi mi sta intorno. E io non me ne accorgo, non lo so; me ne dimentico.
La mattina mi vestono, mi aiutano a lavare e poi mi metto a star dietro a quell'infermiera. La seguo così e perchè altrimenti non so che fare. E come fosse un mio punto di riferimento in questo inferno felice; dove la follia umana non ti fa più percepire quello che sei; dove i ricordi ti abbandonano per sempre. Primo assaggio di quello che sarà il tuo inesorabile destino.
Più tempo passa e più mi son abituato a questa situazione, a dove mi trovo. Tanto non mi accorgo che sto diventando come quei vecchi li, che prima guardavo con distacco e paura.
Ogni tanto penso chissà che fanno a casa. E i miei figli che magari hanno mille problemi per pagarmi questo posto schifoso ( benché nelle mie condizioni non penso possa essercene uno "decente" ). Ci sarà chi non può pagare, e uno degli altri che debba farlo per lui. Quanti sacrifici.
Spero non litighino almeno per questo. Conoscendoli non dovrebbe esser così. Ma la malattia di una persona cambia sempre le carte in tavola. 
E qualcun mi ha detto ( o è stato un lampo della mia mente durante attimi di lucidità in cui uno di loro mi raccontava come andavano le cose...) che quasi non ce la fanno ad andare avanti loro, ma continueranno a sacrificarsi come io feci per loro... Chissà quanto durerà.
Qualcuno di loro è convinto che io possa guarire. Com'è stupido. Non lo sa che non posso? Nessuno può.
Pensa che per lo stato la mia quasi nemmeno viene considerata come una malattia, benché io non sia più in grado di far nulla. Nemmeno di pisciare da solo in un cesso. E non mi ricordo mai un cazzo.
Deliro. Il tempo passa e non ricordo nemmeno come si faccia più a sembrar folli.
Finché un giorno mi ritrovo li, su una carrozzina, con la testa completamente vuota. Sono un hard disk formattato; e nessuno aveva fatto un cd di backup. Ora sono inutile. Inutilizzabile se non per concimare un terreno. Sono un corpo senza memoria. Senza gesti. Senza sapere quello che fa, ha fatto o potrà fare.
E c'è chi dice che persino questa è vita...

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E' importante lasciare che certe cose se ne vadano. Si liberino. Si distacchino. Gli uomini hanno bisogno di comprendere che nessuno sta giocando con carte truccate: a volte, si vince; a volte, si perde. Non aspettarti che qualcuno ti restituisca qualcosa; non aspettarti che riconoscano i tuoi sforzi, che scoprano il tuo genio, che capiscano il tuo amore. Bisogna chiudere i cicli. Non per orgoglio, per incapacità o per superbia: semplicemente perche quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita. Chiudi la porta, cambia musica, pulisci la casa, rimuovi la polvere. Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei.

P. Coelho