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Scendendo di corsa le scale, inciampai e mi ruppi l'osso del collo

Vorrei avere un problema, cambiare città, modificare le abitudini, avere un affitto di un appartamento per qualche giorno; avere coinquilini.
Trovare persone disponibili e gentili, semplici e solari. Condividere emozioni e racconti, tristezze, pensieri. Ricevere aiuto e stupirsi di piccoli gesti quotidiani che ti fanno sorridere.
Sentire che piano piano scopro che ti mancano milioni di cose, ma che alcune persone riescono, di volta in
volta, ad accontentare ed appianare le tue debolezze.
Tutto questo non accade mai. O meglio, solo in qualche vecchio film, con vecchi protagonisti e vecchi sentimenti...
Siamo sicuri che la nostra paura sia di cambiare? O semplicemente di rimaner esattamente ciò che siamo (o non siamo) immutabili nella nostra infelicità; nella speranza che ciò che vorremmo ci piova addosso o che qualcun altro ce lo porti bello e servito...
Tristezze che col tempo, non affrontate, si trasformano nella nostra vita.

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Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei

E' importante lasciare che certe cose se ne vadano. Si liberino. Si distacchino. Gli uomini hanno bisogno di comprendere che nessuno sta giocando con carte truccate: a volte, si vince; a volte, si perde. Non aspettarti che qualcuno ti restituisca qualcosa; non aspettarti che riconoscano i tuoi sforzi, che scoprano il tuo genio, che capiscano il tuo amore. Bisogna chiudere i cicli. Non per orgoglio, per incapacità o per superbia: semplicemente perche quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita. Chiudi la porta, cambia musica, pulisci la casa, rimuovi la polvere. Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei.

P. Coelho

Io e l'alzheimer

Anche questa mattina mi son svegliato. E i ricordi son sempre un po' più vaghi, ma non me ne curo. Per me è tutto normale, non me ne rendo conto.  Sono qui, insieme ad altri vecchi, perché mi hanno detto che devo fare delle analisi, dei controlli e qui possono seguirmi meglio, per ora. A chi mi ha portato qui, i miei figli, si stringeva il cuore in gola in quel momento, lo riuscivo a percepire. Anche a me l'aspettativa non piaceva e incoraggiava; chiedevo sempre fino a quando devo stare. E le risposte erano sempre: ora vediamo. Il tempo di fare quelle analisi li, poi quelle. E vediamo che dicono... Quanti problemi che creo a chi mi sta intorno. E io non me ne accorgo, non lo so; me ne dimentico. La mattina mi vestono, mi aiutano a lavare e poi mi metto a star dietro a quell'infermiera. La seguo così e perchè altrimenti non so che fare. E come fosse un mio punto di riferimento in questo inferno felice; dove la follia umana non ti fa più percepire quello che sei; dove i ricordi…